L’interior design personalizzato secondo Roberta Borrelli

L’interior design personalizzato secondo Roberta Borrelli

Il concetto di casa sta cambiando. Ce ne siamo accorti con la pandemia Covid-19, quando gli ambienti domestici sono diventati uno spazio multitasking. Le nuove generazioni non sono più così legate a radici stabili, ma non per questo disprezzano il bello: sono, anzi, alla ricerca di oggetti iconici e di design che parlino di loro. Tra questi oggetti l’armadio, che può essere motivo orgoglio se organizzato ordinatamente con sacche, scatole e portabiti di stile. In questo contesto si inserisce il ruolo fondamentale dell’interior designer, che conferisce la giusta personalità ad ogni casa con un mix di stili che raccontano una storia. Roberta Borrelli, architetto e ideatrice di Makeyourhome, presenta il suo lavoro di ricerca e selezione di soluzioni di pregio a prezzi accessibili.

L’evoluzione del concetto di casa secondo l’architetto Roberta Borrelli

D: Da architetto e interprete degli spazi abitativi, quali sono le trasformazioni che riguardano la casa a cui stiamo assistendo?

RB: Sono soprattutto due i fenomeni che incidono sull’evoluzione degli spazi domestici e sul modo in cui li concepiamo e li viviamo. Il primo è legato al cambio generazionale, le generazioni più giovani come, per esempio, i Millennials, sono nomadi; si spostano in base agli studi, al lavoro, alle necessità. Sono perciò meno legate al concetto di casa “per sempre”, le loro radici sono più flessibili di quelle delle generazioni precedenti, ma non per questo non amano il bello, anzi.

I giovani scelgono con più attenzione gli oggetti iconici di cui circondarsi ed eventualmente da portare con sé nel corso della vita. Preferiscono pochi pezzi di qualità piuttosto che oggetti frivoli destinati a passare di moda in fretta o altri a basso costo ma di qualità scadente. Il tema della durata è importante tanto quanto quello del design. Sono alla ricerca del bello accessibile, i brand ne devono tenere conto per progettare e produrre oggetti con queste caratteristiche. Il secondo fenomeno è ovviamente la pandemia…

D: Il Covid ha cambiato molte delle nostre abitudini e ha inciso anche sul modo in cui viviamo i nostri spazi. Come si è trasformata la casa in questi dodici mesi?

RB: La casa si è trasformata profondamente, è passata da focolare a spazio multitasking in cui studiamo, lavoriamo, facciamo ginnastica, cuciniamo e…riceviamo estranei. Le infinite video call, la DAD dei nostri figli, gli aperitivi digitali con amici e conoscenti hanno letteralmente spalancato le porte delle nostre stanze private e le hanno messe, per così dire, in piazza. Abbiamo dovuto riorganizzare gli spazi perché ciascuno avesse un piano d’appoggio, un angolo in cui raccogliersi durante la giornata.

La casa è stata rivista in funzione di queste nuove esigenze e non solo. Siamo anche intervenuti per abbellirla, riordinarla, renderla più funzionale. Abbiamo acquistato scrivanie, cambiato divani, sostituito materassi e creato sfondi a prova di zoom. Siamo tornati al concetto di “casa e bottega” ma naturalmente in chiave contemporanea, e questo ha determinato l’arrivo di nuovi oggetti o la trasformazione di spazi tradizionali in spazi polifunzionali in base all’ora del giorno o a chi li popola in quel momento.

Il potenziale del Made in Italy e la ricerca dell’essenziale nell’interior design

D: Tornando al tema della qualità accessibile, qual è l’offerta oggi in Italia?

RB: Il Made in Italy è diviso tra lusso e basso di gamma. Manca un’offerta strutturata che copra la fascia intermedia e renda accessibile, appunto, la qualità e l’estetica.

In Italia esiste un sottobosco di artigiani e piccole aziende che producono esattamente quel tipo di prodotti, ma restano nascosti agli occhi dei possibili clienti perché non hanno visibilità se non locale. L’architetto diventa il tramite tra questi bravi fornitori e i possibili clienti. Parte del mio lavoro riguarda la ricerca e la selezione di artigiani capaci e aziende di qualità, in grado di produrre soluzioni di pregio a prezzi accessibili. La qualità degli oggetti ha il potere di rappresentare la personalità, l’identità delle persone, dando loro modo di esprimere se stesse attraverso il bello e di avere radici, per così dire, portatili.

D: C’è poi il tema della sostenibilità che sta a cuore soprattutto alle generazioni più giovani.

RB: Sì, è vero. Se le case sono meno affollate di arredi e suppellettili non è solo per una questione di gusto mutato e nomadismo generazionale, ma anche una scelta di sostenibilità. C’è molto design da rimettere in circolo e le persone preferiscono attingere a canali diversi dal tradizionale negozio o showroom per acquistare pezzi iconici usati e dare loro una seconda vita. La pandemia ci ha insegnato anche a essere più essenziali, a conservare solo ciò che davvero usiamo o ciò che ha un valore estetico. Abbiamo svuotato armadi e cabine armadio con una grande operazione di decluttering che li ha lasciati più leggeri e ordinati…finché l’ordine resiste, ovviamente!

Roberta Borrelli

Oggetti che parlano di noi: l’organizzazione del guardaroba e lo stile di casa

D: Ecco, l’armadio, il guardaroba, approfondiamo un po’ questo tema che a noi è molto caro…!

RB: La permanenza forzata in casa ci ha spinto a fare cose che non avevamo mai fatto: siamo diventati fornai, pasticceri, imbianchini, sferruzzatori e anche un po’ maniaci dell’ordine. Molte persone hanno approfittato del tempo a disposizione per riconsiderare il guardaroba, armadio, cabina armadio che fosse, e trasformarlo da contenitore del caos a spazio con una sua dignità estetica. Hanno acquistato scatole, sacche, portabiti per rendere bello e più funzionale il proprio guardaroba, trasformandolo in uno spazio da mostrare con un pizzico di orgoglio e non più da nascondere.

A me personalmente piace “teatralizzare” i miei vestiti, lasciandoli in bella vista sullo stand in camera da letto. Mi piace vederli, ammirarli e viverli anche quando non li indosso, trovo che creino un effetto “décor” sorprendente e molto personale. E poi sui vostri portabiti stanno ancora meglio!

D: Di che cosa si occupa il suo blog “Make your home”?

RB: L’idea che sta alla base del blog e del mio lavoro è affiancare le persone nella personalizzazione dei loro spazi. Può trattarsi di un piccolo progetto come, per esempio, riorganizzare la camera da letto o rivedere per intero un appartamento, ma il mio intervento è sempre pensato su misura sulle reali esigenze e sulla personalità di chi si rivolge a me.

Per questo faccio tantissime domande ai miei clienti, ho bisogno di capire non solo i loro gusti e le loro aspettative, ma anche le loro abitudini di vita. Ragioniamo insieme sulle scelte da compiere per dare alla casa la giusta personalità, non quella della moda del momento che rende troppe abitazioni repliche di uno stesso concetto. Per i miei clienti seleziono oggetti di carattere e studio il giusto mix di stili che crea risultati sempre diversi e unici: un po’ di design, un po’ di tradizione e un tocco di vintage. Oggi, le persone sono più aperte e disponibili a rivolgersi a professionisti per consigli che riguardano la ristrutturazione o l’arredo delle loro case. Un’evoluzione che dimostra come l’approccio all’abitare sia in continua trasformazione.

Potete scoprire le idee di Roberta anche sul suo profilo Instagram, che conta oltre 18.000 followers.

Roberta Borrelli
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